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Articles by Kirsten Holmberg

Il garante

Quando qualcuno con una lunga storia di pagamenti in ritardo vuole ottenere un prestito o un finanziamento, generalmente le aziende sono riluttanti a farsi carico del rischio. Se ha fama di cattivo pagatore, la promessa della persona di ripagare il prestito o restituire ciò che ha preso non è sufficiente per la banca. A questo punto una soluzione potrebbe essere trovare qualcuno che ha fama di essere un buon pagatore e chiedergli di farsi garante per lui, e firmare assieme a lui la pratica. Il firmatario aggiuntivo garantisce, con la sua firma, che la somma ottenuta verrà restituita.

Gestire le critiche

Insieme ad un gruppo di persone sono coinvolta nell’organizzazione di un grande evento annuale. Per undici mesi pianifichiamo tutto nel dettaglio perché l’evento abbia successo. Scegliamo la data e il luogo. Fissiamo il prezzo dei biglietti. Scegliamo con cura fornitori e collaboratori, che si tratti di cibo o dei tecnici del suono. Man mano che l’evento si avvicina, rispondiamo a domande e diamo indicazioni. Dopo il gran giorno, invece, raccogliamo i commenti. Alcuni sono buoni. Altri sono duri da accettare. Il nostro team raccoglie l’entusiasmo e le lamentele dei partecipanti. Il feedback negativo può essere scoraggiante e a volte siamo tentati di lasciar perdere tutto.

Non piaccio a nessuno

Da ragazzina, quando mi sentivo sola, rifiutata o dispiaciuta per me stessa, mia madre a volte cercava di tirarmi su il morale cantando una popolare canzoncina: “Nessuno mi ama, tutti mi odiano. Penso che andrò a mangiare vermi . . .” Dopo essere riuscita a farmi sorridere, mi aiutava a pensare alle tante persone speciali della mia vita e ai molti motivi che avevo di essere grata.

Cambiare prospettiva

Nel mio paese d’origine c’è stato l’inverno più rigido degli ultimi trent’anni. Ho avuto spesso i muscoli indolenziti per le ore trascorse a spalare la neve senza sosta. Quando finalmente tornavo in casa stanca morta, dopo ore di lavoro apparentemente inutili, mentre mi sfilavo gli stivali mi accoglieva il calore del camino e dei miei figli intorno al fuoco. Guardando fuori dalla finestra, al riparo della mia casa, la mia prospettiva del tempo cambiava radicalmente. Invece che vedere solo altro lavoro da fare, potevo godermi l’immagine dei rami ghiacciati e la vasta distesa di neve che copriva di bianco il paesaggio invernale.

Ragioni per cantare

Quando avevo tredici anni, la scuola richiese che tutti gli alunni partecipassero a quattro corsi diversi, tra cui economia domestica, arte, coro e intaglio del legno. In occasione del primo giorno di coro, l’insegnante ci chiamò a turno al pianoforte per ascoltare le nostre voci e suddividerci in gruppi. Quando toccò a me, cantai le note più volte. Ma l’insegnante non mi indicò un gruppo a cui aggregarmi: al contrario, dopo vari tentativi mi inviò all’ufficio scolastico perché fossi assegnata ad un corso diverso. Da quel momento in poi, ho sempre pensato che sarebbe stato meglio non cantare affatto, mai ad alta voce.

Quello che vogliamo sentire

Noi esseri umani tendiamo a cercare informazioni a sostegno di un’opinione che già abbiamo. Le ricerche dimostrano che ricerchiamo conferme alle nostre ipotesi due volte di più rispetto a opinioni contrarie. Quando siamo così concentrati sul nostro modo di vedere le cose, tendiamo purtroppo a non confrontarci con idee diverse.

Quelle due lettere

Di indole pessimista, tendo a saltare a conclusioni negative su come si svilupperanno le cose nella mia vita. Se sono in difficoltà su un progetto lavorativo, facilmente mi ritrovo a convincermi che tanto, nel mio caso, nessun progetto avrà mai successo. Come—per cambiare completamente argomento—non riuscirò mai a toccarmi le punte dei piedi con le mani. E poi, ahimè, sono una madre terribile che non ne fa una giusta. Sentirmi sconfitta in un’area della mia vita finisce per condizionare, senza motivo, i miei sentimenti anche in tutto il resto.

Istruzioni dirette

La mia secondogenita non vedeva l’ora di poter dormire nel “letto dei grandi” in camera con sua sorella. Ogni notte rimboccavo le coperte a Britta, raccomandandole però di non alzarsi di notte oppure avrei dovuto riportarla nella sua culla. Notte dopo notte, invece, la ritrovavo in corridoio. A quel punto dovevo riportare la piccola e scoraggiata Britta nella sua culla di là. Anni dopo ho scoperto la verità: sua sorella maggiore, tutt’altro che entusiasta di averla in camera sua, ogni sera ripeteva a Britta che io la stavo chiamando. Britta credeva alle parole di sua sorella, veniva a cercarmi e finiva di nuovo nella culla.

Misericordia e giudizio

Quando i miei figli bisticciavano, dopo venivano da me per lamentarsi del fratello. Allora io ascoltavo la versione di entrambi separatamente. Siccome erano sempre colpevoli entrambi, alla fine chiedevo a ciascuno di loro quale pensava potesse essere una punizione adeguata per il fratello. Solitamente, erano entrambi molto severi nel giudizio. Con loro sorpresa, io davo a ognuno di loro il castigo che aveva proposto per il fratello. E alla fine si ritrovavano a lamentarsi di quanto fosse “ingiusta” la punizione che avevano ricevuto, nonostante a loro fosse sembrata appropriata quando la immaginavano per l’altro.