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Articles by Kirsten Holmberg

Cosa c’è dentro?

“Vuoi vedere cosa c’è all’interno?” mi chiese la mia amica. Le avevo appena fatto i complimenti per la bambola di pezza che sua figlia teneva tra le sue manine. Curiosa, replicai che mi sarebbe veramente piaciuto scoprire cosa c’era dentro. La mia amica mise la bambola a testa in giù e aprì una zip che era stata cucita sulla schiena della bambola. Dall’interno della bambola di pezza, Emily tirò fuori delicatamente il suo tesoro: la bambola di pezza che lei stessa aveva amato e tenuto per anni durante la sua infanzia, più di due decenni prima! La bambola “esterna” non era che un guscio senza la parte interna che le desse sostegno e forma.

Ricominciare

Passate le festività di dicembre, i miei pensieri iniziano a rivolgersi all’anno nuovo. Quando i bambini riprendono la scuola e i ritmi quotidiani sono più tranquilli, mi trovo a riflettere sull’anno appena passato: dove mi ha portato? E dove spero mi porterà l’anno nuovo? A volte queste riflessioni sono dolorose e mi rammarico degli errori che ho commesso. Eppure la prospettiva di un anno tutto da vivere mi riempie di nuova speranza e aspettative. È come se avessi l’opportunità di ricominciare da zero, non importa ciò che è successo in passato.

Uova e pancetta

Nella favola del pollo e del maiale, i due animali discutono se aprire insieme un ristorante. Parlando del menu, il pollo suggerisce di servire uova e pancetta. Ma subito il maiale obietta: “No grazie. Io sarei completamente coinvolto, mentre tu saresti solo interessato!”

Conoscere meglio

Quando portammo a casa nostro adottivo figlio dal suo Paese oltreoceano, non vedevo l’ora di inondarlo di amore e donargli tutto ciò che gli era mancato nei mesi precedenti; soprattutto cibo di qualità, dato che era sottopeso. Ma nonostante tutti i nostri sforzi e perfino l’aiuto di un nutrizionista, cresceva molto poco. Dopo quasi tre anni, capimmo che aveva una seria intolleranza alimentare. Eliminati determinati cibi dalla sua dieta, iniziò a crescere di 12 centimetri in pochi mesi! Da un lato ero profondamente dispiaciuta per avergli dato per mesi cibi che ostacolavano la sua crescita, dall’altro ero felice perché finalmente la sua salute migliorava.

Qual è il dono migliore?

Di recente mio marito ha festeggiato un compleanno importante, di quelli che finiscono con uno zero. Ho riflettuto a lungo su quale fosse il modo migliore per festeggiarlo in questa occasione speciale. Ho parlato con i nostri figli delle mie tante idee, in modo che mi indirizzassero sulla scelta migliore. Volevo che la festa esprimesse l’idea di inizio di un nuovo decennio, e dimostrargli quanto lui sia prezioso per la nostra famiglia. Ci tenevo che il nostro regalo fosse in tema con l’importante traguardo raggiunto nella sua vita.

Molto più grande

Il mio compleanno è il giorno dopo quello di mia madre. Da adolescente era sempre una sfida pensare ad un regalo che potesse piacerle e che rientrasse nel mio budget. Lei riceveva sempre i miei doni con gioia e apprezzamento; poi il giorno dopo, al mio compleanno, mi consegnava il suo regalo. Puntualmente era molto più grande e prezioso del mio. Non lo faceva certo con l’intenzione di sminuire ciò che le avevo donato: semplicemente attingeva con generosità dalle sue risorse—che superavano di gran lunga le mie.

Abbastanza

Quando chiesero a me e mio marito di ospitare un gruppo di lettura in casa nostra, in un primo momento fui tentata di dire di no. Mi sentivo inadeguata. Non avevamo sedie per tutti; la nostra casa era piccola e non poteva contenere tante persone. Inoltre non ero certa che avessimo i requisiti per moderare una discussione. Mi preoccupava pure l’idea di dover preparare del cibo, abilità per la quale mi mancava sia la passione che le risorse. Avevo la sensazione che non avessimo “abbastanza” per farlo. O meglio, che io non fossi “abbastanza” per farcela. Però avevamo desiderio di donare, sia a Dio che alla comunità, e così nonostante le paure accettammo l’invito. Durante i cinque anni seguenti, accogliere il gruppo nel nostro soggiorno ci portò una grandissima gioia.

Da vuoto a pieno

Un noto libro per bambini racconta la storia di un povero ragazzo di campagna che si tolse il cappello per onorare il re. Un cappello identico comparve all’istante al posto di quello, sulla sua testa, suscitando l’ira del re per una presunta mancanza di rispetto. Bartolomeo continuava a togliersi un cappello dopo l’altro, mentre le guardie lo portavano al palazzo del re perché fosse punito. Ogni volta, però, un altro cappello spuntava sulla sua testa. I cappelli si facevano sempre più vistosi, con gioielli preziosi e piume colorate. Il 500° cappello fece invidia al Re Derwin, il quale perdonò Bartolomeo e comprò il cappello per 500 pezzi d’oro. Alla fine, la testa di Bartolomeo era senza cappello; andò a casa da uomo libero e in più con una somma di denaro sufficiente per mantenere la sua famiglia.

Portalo a Dio

Da ragazzina, mia mamma mi ha insegnato l’utilità di prendere carta e penna e scrivere: quando mi sentivo sopraffatta da sfide troppo grandi o dovevo prendere decisioni importanti, scrivere mi aiutava a rimettere le cose in prospettiva. Se avevo dubbi sulla scelta della scuola, il lavoro che avrei fatto da grande, o ero anche solo spaventata dalle sfide della crescita, imparai da lei l’abitudine di annotare i fatti più importanti, scrivendo al tempo stesso i possibili sviluppi degli eventi. Dopo aver messo su carta i miei pensieri, riuscivo a fare un passo indietro e guardare tutto con più obiettività, meno condizionata dalle emozioni.