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Articles by Arthur Jackson

Luci accese

Nell’estate del 2015, un gruppo della nostra chiesa fu sorpreso da ciò che vedemmo a Mathare, uno dei sobborghi di Nairobi, Kenya. Visitammo una scuola con pavimenti sporchi, mura arrugginite di metalli e panche di legno. Ma in questo contesto di estrema povertà, una persona spiccava con forza.

Segnati da Momma

Il suo nome era lungo, la sua vita lo fu ancora di più. Si chiamava Madeline Harriet Orr Jackson Williams e arrivò a compiere 101 anni, sopravvivendo a due mariti, entrambi predicatori. Madeline era mia nonna, tutti noi la chiamavano Momma. Io e i miei fratelli la conoscevamo bene perché restammo a casa sua finché il suo secondo marito non la portò via. E anche allora abitava a soli 80 km di distanza da noi. Mia nonna era una donna che cantava inni, citava versetti a memoria, suonava il piano, temeva Dio. Io e miei fratelli siamo tutti stati segnati dalla sua fede.

Egli tiene le nostre mani

La bambina che stava scendendo le scale quella domenica mattina in chiesa era deliziosa, fiera e indipendente. La bimba – che non doveva avere più di due anni – scese i gradini uno per volta per raggiungere il piano inferiore. Arrivare in fondo alla scala era la sua missione e riuscì a compierla. Sorrisi tra me e me osservando l’indipendenza e il coraggio di quella bimba. No, lei non aveva paura: sapeva gli occhi della mamma erano proprio su di lei, così come la sua mano, pronta a intervenire in caso di bisogno. È una bella immagine anche per il Signore, per la Sua prontezza nell’aiutare i Suoi figli, mentre essi attraversano il percorso della vita con tutte le sue possibili incertezze.

Vivere con le luci accese

Io e miei colleghi eravamo in viaggio per lavoro, un viaggio di 400 km. Quando ci mettemmo in auto per tornare a casa, ormai si era fatto tardi. Alla mia età, col corpo e gli occhi più stanchi, non è così facile guidare di notte; eppure decisi di fare il primo turno. Afferrai il volante con le mani e continuai a fissare con concentrazione la strada debolmente illuminata davanti a noi. Quando avevo delle auto dietro, mi pareva che i loro fari aiutassero a vedere meglio l’autostrada davanti a me. Provai sollievo quando il mio amico finalmente mi diede il cambio. E fu allora che ci accorgemmo che fino a quel momento gli unici fari dell’auto che avevo acceso erano i fendinebbia!

“Del Signore”

Non ci vuole molto per capire che i tatuaggi vanno molto di moda. Alcuni si fanno tatuare immagini o simboli molto piccoli, che a malapena si notano. Altri—che siano atleti, attori o persone comuni—decidono di coprire quasi tutto il corpo con tatuaggi di tutti i colori, parole, disegni. E questa tendenza sembra non perdere terreno, come dimostrano le stime: nel 2014 il settore ha fruttato 3 miliardi di dollari di entrate e ulteriori 66 milioni di dollari per la rimozione dei tatuaggi.

Al sicuro nelle Sue braccia

Il tempo era minaccioso e l’applicazione sul mio cellulare segnalava imminenti rovesci. Un numero insolito di auto era parcheggiato nel quartiere e altre stavano arrivando: tutti genitori che venivano a prendere i bambini alla fermata del bus. Quando l’autobus si avvicinò, ormai pioveva forte. In quel momento notai una donna uscire dalla macchina e recuperare un ombrello dal bagagliaio. Camminò svelta verso la bambina e si assicurò che la piccola fosse protetta dalla pioggia mentre tornavano verso l’auto. Che splendida e “viva” immagine di cura, protezione e amore di un genitore verso il figlio. In quel momento, inevitabilmente, mi venne in mente l’amore del nostro Padre Celeste.

Ascoltare tuo fratello

“Mi devi ascoltare, sono tuo fratello!” La frase era stata pronunciata da un fratello maggiore del nostro vicinato ed era diretta a suo fratello più piccolo che si stava allontanando più di quanto il grande volesse. Certamente il fratello maggiore sapeva quale fosse la cosa migliore da fare in quella situazione.

Come restare fermi

Era una gelida giornata invernale e nella mia mente stavo andando dalla macchina calda alla casa ben riscaldata. L’istante dopo ero per terra, il ginocchio rivolto verso l’interno e la gamba verso l’esterno. Niente di rotto, fortunatamente, però faceva male. Col passare del tempo, il dolore peggiorava: occorsero settimane prima che guarisse del tutto.

Anima mia, stai tranquilla!

Immagina una mamma o un papà che si avvicina piano al proprio bambino, col dito indice tra naso e labbra, mentre delicatamente pronuncia un “hush”, “shhh”. Con questo suono così semplice il genitore comunica conforto e tranquillità, desiderio di calmare il piccolo in un momento di difficoltà, disagio o dolore. Scene come queste non hanno tempo e sono universali; la maggior parte di noi può dire di aver dato o ricevuto simili espressioni di amore. Quando leggo il Salmo 131:2 è proprio questa l’immagine che mi viene in mente.