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Articles by Alyson Kieda

Gesù ama Maysel

Quando mia sorella Maysel era piccola, cantava a modo suo questa famosa canzoncina: “Gesù m’ama! Questo so, lo rivela a Maysel il Vangel”. Mi irritava moltissimo! Essendo una delle sue sorelle maggiori—quindi più “saggia”—sapevo che la canzone diceva “lo rivela a me il Vangel”, e certo non “a Maysel”. Eppure lei continuava a cantarla a modo suo.

Grande amore

Recentemente la nostra nipotina Moriah di 22 mesi è rimasta per la prima volta da noi a dormire senza suo fratello maggiore. Abbiamo fatto molte cose, le abbiamo dedicato attenzione esclusiva e ci siamo divertiti a fare cose che lei ama fare. Quando l’abbiamo riaccompagnata a casa, il giorno dopo, l’abbiamo salutata e ci siamo diretti alla porta. Moriah invece, senza dire una parola, ha preso in mano la borsa in cui c’erano le sue cose per la notte (la borsa era ancora accanto alla porta) e ci ha seguito.

Se lo avessi saputo . . .

Andando al lavoro, ascoltavo la splendida canzone “Dear Younger Me”. Ad un certo punto il testo dice: se tu potessi tornare indietro, sapendo quello che sai ora, cosa diresti a te stesso da giovane? Mentre ascoltavo, pensavo a consigli e avvertimenti che darei alla versione più giovane e meno saggia di me stessa. Forse siamo in molti ad aver concluso, in un dato momento della nostra vita, che tornando indietro faremmo tutto in modo diverso.

Un angolo di paradiso

Guardando fuori dalla finestra del mio studio, sento gli uccellini cinguettare e vedo il vento che fa oscillare dolcemente gli alberi. Il campo del mio vicino è pieno di balle di fieno mietuto da poco, e ampi nuvoloni bianchi contrastano con il blu intenso del cielo.

Dalla tristezza alla gioia

La gravidanza di Kelly aveva portato con sé delle complicazioni, e i dottori erano preoccupati. Dopo un lungo travaglio, alla fine optarono per un taglio cesareo. Nonostante il parto difficile, Kelly dimenticò il suo dolore non appena strinse tra le braccia il suo bimbo appena nato. La gioia aveva preso il posto dell’angoscia.

Rivestiti

Nel suo libro Wearing God (“Indossare Dio”), l’autrice Lauren Winner afferma che i nostri vestiti possono comunicare agli altri chi siamo. Ciò che indossiamo può indicare il lavoro che svolgiamo, l’appartenenza a una comunità, la nostra identità, l’umore o lo status sociale. Pensa a una T-shirt con uno slogan, a una divisa da lavoro, a dei jeans consumati: cosa ci dicono questi indumenti? L’autrice scrive: “Mi piace pensare che anche i cristiani, proprio come fanno gli abiti, possano dire qualcosa di Gesù—senza necessariamente usare le parole”.

Un cuore gioioso

La mia nipotina ama particolarmente una delle marce di John Philip Sousa. Il compositore e direttore di banda statunitense della fine dell’Ottocento fu definito il “re delle marce”. La nostra nipotina, Moriah, non suona in una banda: ha 20 mesi. Semplicemente ama la musica e sa anche canticchiare alcune note. Per lei quella melodia indica un momento di gioia. Quando la nostra famiglia si ritrova insieme, spesso cantiamo questa canzone, battiamo le mani e i nipoti ballano o fanno parate. Questi momenti finiscono sempre con molte risate, da parte dei bambini e degli adulti.

Molto buono!

Certi giorni sembrano avere un filo conduttore, dall’inizio alla fine. Recentemente mi è capitato uno di quei giorni. Il nostro pastore ha iniziato il suo sermone su Genesi 1 con una presentazione di fotografie stupefacenti sulla fioritura delle piante. Poi, a casa, guardando i social media ho trovato numerosi post sui fiori. Ancora più tardi, durante una passeggiata nel bosco, siamo rimasti incantati dai colori meravigliosi dei fiori intorno a noi: trillium, calendule e iris selvatici.

Tempo insieme

Durante le due ore del viaggio di ritorno dal matrimonio di un parente, mia madre mi domandò per la terza volta in cosa consistesse il mio nuovo lavoro. Mentre spiegavo dettagliatamente, come se fosse la prima volta, mi chiedevo se fosse possibile rendere le mie parole più memorabili. Mia madre soffre di Alzheimer, una malattia che distrugge progressivamente la memoria, condiziona il comportamento, e alla fine porta alla perdita del linguaggio—e non solo.