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Articles by Winn Collier

Il peso della colpa

Il 30 gennaio 2018, dopo quasi 38 anni di reclusione, Malcolm Alexander è uscito di prigione da uomo libero. La prova del DNA ha definitivamente scagionato Alexander, che aveva continuato a sostenere la propria innocenza durante tutti gli anni di procedimenti giudiziari ingiusti. La difesa affidata ad un avvocato incompetente (più tardi radiato dall’ordine), prove raccolte in modo approssimativo e metodi di investigazione assai ambigui hanno portato a tenere in prigione un innocente per quasi quattro decenni. Tuttavia, appena rilasciato, Alexander ha mostrato un atteggiamento di grande grazia: “Non posso essere arrabbiato,” ha detto. “Non c’è abbastanza tempo per la rabbia”.

Cattive informazioni

Durante un recente viaggio a New York City con mia moglie, decidemmo di sfidare una serata di neve e chiamare un taxi per andare a mangiare in un ristorante cubano, a 5 chilometri dal nostro hotel. Dopo aver inserito nella app del telefono i dati della compagnia di taxi, feci un balzo indietro nel leggere la cifra del preventivo sul display: la corsa fino al ristorante sarebbe costata 1,547.26 dollari! Dopo essermi ripreso dallo shock, realizzai che avevo inavvertitamente inserito come destinazione casa nostra, a migliaia di chilometri di distanza!

Sprofondare nella Grazia

Alla fine, l’8 gennaio 1964, il diciassettenne Randy Gardner fece qualcosa che non aveva fatto per 11 giorni e 25 minuti: si addormentò. Randy aveva deciso di vincere il record del mondo, restando sveglio più di qualunque essere umano prima di lui. Gardner si era tenuto sveglio bevendo bibite, giocando a basket nel cortile e a bowling: così era andato avanti per una settimana e mezzo. Prima di crollare, il suo senso del gusto, dell’olfatto e dell’udito si erano del tutto affievoliti. Decenni dopo, Gardner soffrì di insonnia grave. È vero che aveva battuto ogni record, ma aveva anche fatto esperienza della cosa più ovvia: dormire è essenziale.

Squarciare i cieli

Durante una recente conversazione, una mia amica mi confidò che aveva abbandonato la sua fede. La sua domanda è piuttosto comune: Come posso credere in un Dio che sembra non fare niente? La maggior parte di noi si trova a porsi questa domanda viscerale, prima o poi; forse ascoltando le tragedie e violenze in tv o pensando ai nostri propri dolori. La sofferenza della mia amica rivelava il suo intenso bisogno di Dio, che Lui agisse in suo aiuto, un desiderio che abbiamo provato in molti.

Un Dio che accoglie

La nostra chiesa è situata in una vecchia scuola elementare. Proprio questa scuola nel 1958 chiuse i battenti pur di non obbedire ad una ingiunzione del tribunale degli Stati Uniti che le imponeva di integrare anche studenti afro-americani. L’anno seguente la scuola riaprì e Elva—oggi è un membro della nostra chiesa—era proprio tra gli studenti che entrò in quel mondo di bianchi. “Fui portata fuori dalla mia comunità, allontanata da insegnanti che erano parte della mia vita,” racconta Elva, “per essere buttata in un ambiente per noi poco sicuro, con un solo compagno di colore; gli altri erano tutti bianchi”. Elva soffriva perché era diversa: eppure quell’esperienza la trasformò in una donna coraggiosa, dalla fede solida, capace di perdonare.