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Articles by Monica Brands

Amore e pace

Mi sorprende sempre il modo in cui la pace—quella pace potente, inspiegabile (Filippesi 4:7)—può riempire il nostro cuore anche nei momenti di più profondo sconforto. Recentemente mi è capitato di fare esperienza di questo durante il funerale di mio padre. Mentre una lunga fila di conoscenti passava per darmi le condoglianze, provai sollievo nel vedere un mio buon amico delle superiori. Senza dirmi una parola, mi accolse in un grande abbraccio. La sua silenziosa comprensione mi riempì, per la prima volta in quella giornata difficile, di una pace profonda, ricordandomi che non ero sola come mi sentivo.

Un canto nella notte

Durante la sua vita, mio padre ha sempre desiderato qualcosa. Desiderava essere guarito, anche quando il Parkinson continuava a mortificare il suo corpo e la sua mente. Desiderava pace, eppure lottava costantemente contro una profonda e dolorosa depressione. Desiderava sentirsi amato e curato, ma spesso si sentiva molto solo.

Cose terribili e bellissime

La paura può lasciarci paralizzati. Abbiamo buone ragioni per essere spaventati—le molte ferite del passato, le molte ragioni per cui facilmente potrebbe succedere ancora. Così a volte restiamo bloccati, incapaci di fare anche un solo passo indietro; troppo impauriti per farne uno in avanti. Proprio non posso farlo. Non sono abbastanza capace, abbastanza forte, abbastanza coraggioso per affrontare un’altra ferita, un’altra volta.

Per i nostri amici

Nel romanzo di Emily Bronte, Cime Tempestose, uno dei personaggi—un uomo difficile—utilizza spesso citazioni della Bibbia per criticare gli altri. Nel testo si dice di lui che “era, ed è ancora, il fariseo più noioso e ipocrita che abbia mai rovistato nella Bibbia in cerca di promesse a lui favorevoli e di maledizioni da lanciare contro il prossimo”.

Quando un acquazzone guarisce

Ho sempre amato un forte acquazzone. Quando eravamo piccoli, ogni volta che si scatenava una vera tempesta—con lampi fragorosi e la pioggia che cadeva a secchi—io e i miei fratelli correvamo fuori di casa e giocavamo a scivolare lungo la strada. Rientravamo in casa zuppi fino alle ossa.

Imperfezione perfetta

Un mio professore delle superiori, parlando della mia tendenza a rimandare una consegna per eccessivo perfezionismo, una volta mi diede questo consiglio: “Non lasciare che la perfezione sia il nemico del bene”. Mi spiegò che cercare sempre una prestazione perfetta elimina quel rischio necessario alla crescita. Accettare il fatto che il mio lavoro può essere imperfetto mi dà invece la libertà di continuare a migliorare.

Benedizioni in mezzo al disastro

A volte mi trovo a dire a me stessa: Io ho combinato questo disastro, e io devo venirne fuori.

Seguire liberamente

Alle superiori, poco prima di una gara di corsa campestre, il mio allenatore mi disse: “Non cercare di stare davanti. Chi è primo dall’inizio quasi sempre si brucia troppo in fretta”. Mi consigliò di stare subito alle spalle dei corridori più bravi: lasciando che fossero loro a segnare il ritmo di gara, io avrei conservato le forze fisiche e mentali necessarie per arrivare bene in fondo.

Gentilezza anonima

Appena finita l’università, mi ritrovai a dover fare molta attenzione a come spendere i soldi. Per la frutta e verdura, per fare un esempio, il mio budget settimanale era di venticinque dollari la settimana. Un giorno, mentre ero in fila alla cassa, mi venne in sospetto che ciò che aveva scelto costasse leggermente di più di quanto avessi in tasca. “Per favore, si fermi quando raggiungo venti dollari,” dissi alla cassiera. Riuscii a prendere tutto, tranne un sacchetto di peperoni.